Il 17 gennaio 2026 segna una svolta storica per la governance degli oceani: è entrato ufficialmente in vigore il Trattato sull’Alto Mare, il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante dedicato alla conservazione e all’uso sostenibile della biodiversità marina nelle aree oltre le giurisdizioni nazionali. Dopo oltre vent’anni di negoziati, la comunità internazionale si dota finalmente di uno strumento capace di affrontare in modo coordinato le crescenti pressioni sugli ecosistemi marini globali.

Il Trattato nasce per rispondere a sfide sempre più urgenti, come la perdita di biodiversità, il degrado degli habitat, l’impatto delle attività umane e gli effetti del cambiamento climatico sugli oceani. Attraverso nuove regole condivise, l’accordo promuove la creazione di aree marine protette in alto mare, rafforza le valutazioni di impatto ambientale e incentiva la cooperazione scientifica internazionale, con l’obiettivo di garantire una gestione più equa e sostenibile delle risorse marine.

Sebbene il Mediterraneo sia un mare quasi interamente compreso entro giurisdizioni nazionali, il Trattato sull’Alto Mare riveste un’importanza strategica anche per questo bacino. Il Mediterraneo è infatti uno degli hotspot mondiali di biodiversità marina, ma allo stesso tempo uno dei mari più vulnerabili, fortemente esposto agli effetti combinati del riscaldamento globale, dell’inquinamento, della pressione antropica e della frammentazione degli habitat. La salute degli oceani globali e dell’alto mare è strettamente interconnessa con quella del Mediterraneo attraverso i grandi cicli oceanici, climatici ed ecologici che regolano il Pianeta.

In questo contesto, il Trattato rappresenta un’opportunità fondamentale per rafforzare la protezione del Mediterraneo, favorendo una visione ecosistemica che supera i confini nazionali e riconosce la continuità ecologica tra mari regionali e oceani aperti. Le nuove regole internazionali contribuiscono a creare un quadro di riferimento coerente per la tutela delle specie migratorie, per la conservazione degli habitat marini profondi e per la condivisione delle conoscenze scientifiche, aspetti cruciali anche per il futuro dei delta mediterranei.

Per le regioni deltizie del Mediterraneo, in particolare, la protezione degli oceani assume un significato ancora più profondo. I delta sono sistemi dinamici e fragili, fortemente influenzati dai cambiamenti climatici, dall’innalzamento del livello del mare e dalle alterazioni degli equilibri marini globali. Un alto mare più tutelato e gestito in modo sostenibile contribuisce alla stabilità degli ecosistemi costieri, alla sicurezza delle comunità locali e alla salvaguardia dei servizi ecosistemici da cui dipendono milioni di persone.

In questo scenario, DeltaMed – Associazione dei Delta del Mediterraneo riconosce nel Trattato sull’Alto Mare un passaggio chiave verso una governance marina più integrata e lungimirante, capace di mettere in relazione oceani, mari regionali e territori costieri. La tutela dell’alto mare non è una questione distante, ma una componente essenziale per il futuro del Mediterraneo e dei suoi delta, patrimonio naturale e culturale di valore inestimabile.

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